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By Nicola Martino

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Essi pensano ad altro

Milano, Garzanti, 1976, eightvo cart. cop. unwell. col. pp. 158. 1a edizione

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In rapporto alla necessità della autodisciplina che va visto il recupero, del quale Nietzsche sostiene egualmente la necessità, di alcune nozioni e pratiche, che vanno salvate dalla «rovina» cui le ha condannate « l’abuso fattone dalla Chiesa»: la nozione e la pratica della «ascesi» in quanto strumento della « educazio­ ne della volontà» (Nietzsche critica il «nostro assurdo mondo di educatori», che «crede di cavarsela con 1’“istruzione” , con l’am­ maestramento del cervello»); la nozione e la pratica del « digiu­ no», «anche come mezzo per mantenere la sottile capacità di godere di tutte le buone cose (per esempio ogni tanto non leg­ gere, non sentir più musica, non essere più amabile; bisogna avere anche giorni di digiuno per la propria virtù)»; la nozione e la pratica del « chiostro»: «un uscire dal girotondo del milieu, un uscire dalla tirannia delle rovinose piccole abitudini e regole; una lotta contro lo sciupio delle nostre forze in mere reazioni; un tentativo di dar tempo alle nostre forze di accumularsi, di ridi­ venire spontanee»*9.

49 - può portare. Riprendendo l’idea nietzscheana che ogni bene è eredità, si può notare che, dal punto di vista del filosofo, il problema della possibilità del bene è il problema non solo di quel che si eredita da altri, ma anche di quel che si eredita da se stessi, ovvero dalla propria attenzione, dal proprio impegno, dalla propria applicazione, ecc. dispiegati nella continuità del tempo (anche se il saper essere eredi di se stessi può essere con­ siderato, a sua volta, una eredità acquisita da altri).

Alla origine della delegittimazione deH’individuale vi è, per Nietzsche, la paura, variamente motivata, dell’individuale. In ter­ mini molto generali, la paura dell’individuale è - se è vero che l’individualità è sinonimo di particolarità, dunque di diversità - la paura di ciò che è diverso da sé e, almeno inizialmente, non si conosce e non si può, perciò, nemmeno prevedere e controllare. Nietzsche scrive: «la paura e l’antipatia per ciò che è estraneo, diverso, è la cosa naturale»46. Ma si potrebbe dire che, se questa paura e questa antipatia sono natura, la storia, l’umano come lavo­ ro sulla natura andranno, per Nietzsche, nel senso di una valuta­ zione differente dell’estraneo, del diverso, per la quale l’estraneo, il diverso non siano o non siano solo o fondamentalmente causa di paura e di antipatia per l’io.

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